castelfranco veneto

Castelfranco Veneto

Castelfranco Veneto è un piccolo paesino in provincia di Treviso noto per aver dato i natali al grande Giorgione, uno dei più significativi pittori del Rinascimento Italiano a cui è dedicato il Museo Giorgioniano, ricavato nell’antica casa della famiglia dell’artista. La città nasce nel 1195 come fortezza per il Comune di Treviso, in quegli anni formatosi da poco, a protezione delle relativamente vicine province di Padova e Vicenza, proprio nell’area in cui il fiume Muson rappresentava l’unica effimera demarcazione naturale. Una posizione strategica poichè il terrapieno preesistente sulla sponda orientale del corso d’acqua, prossimo alla confluenza tra le vie Postumia e Aurelia si trovana in posizione centrale tra i fortilizi signorili di Castello di Godego, Treville, Salvarotonta, Riese e Resana. A rappresentare un’insolita situazione la popolazione stessa del castello, formata da liberi cittadini che lì dimorando potevano godere dell’esenzione da ogni imposta, da cui il toponimo Castelfranco, cioè “libero”. Il castello era governato da due consoli, in carica per sei mesi. Oltre ai normali compiti amministrativi, dovevano gestire la giustizia in nome del podestà di Treviso. Ciascun console (stipendiato 100 lire per l’intero periodo) doveva rispondere del proprio operato al compagno e agire contro di lui se violava la legge.

DA VISITARE

Il Duomo in stile neoclassico fu costruito nel 1723 dall’architetto Francesco Maria Preti. L’interno, assai elegante, si presenta suddiviso in tre navate con transetto. Nella cappella a sinistra del presbiterio è conservata la celebre Pala di Castelfranco del Giorgione.

Il Castello racchiude il centro storico cittadino, è difeso da mura molto alte, di mattoni rossi, comprende sei torri, quattro delle quali sui vertici della base quadrata di 232 m di lato, una sulla mediana sud (verso Padova), trasformata in campanile del duomo, l’altra sulla mediana ad est (verso Treviso). Da un disegno conservato presso la Biblioteca Comunale si notano in totale sette torri. L’ultima, abbattuta, era posta sulla mediana ovest (verso Cittadella).

Il Teatro Accademico, opera sempre dall’architetto Francesco Maria su commissione della Società degli Accademici fu costruito tra il 1754 e il 1780, ad eccezione della facciata e dell’atrio, aggiunti tra il 1853 e il 1858 su disegni dell’ingegnere Antonio Barea di Castelfranco. Ceduto dalla Società del Teatro al Comune di Castelfranco Veneto nel 1970 per la simbolica somma di 101.000 lire, fu restaurato dallo stesso Comune tra il 1973 e il 1977 e destinato a sede di eventi culturali (concerti, spettacoli teatrali, convegni, mostre). L’orginalità architettonica del Teatro consiste nella sua duplice funzione di sala teatrale per spettacoli e rappresentazioni musicali notturne e di aula per le riunioni diurne degli Accademici. Come nel Duomo di S. Liberale, anche nel Teatro il Preti applica la Media Armonica Proporzionale, regola matematica che permette di ottenere un’acustica ottimale, stabilendo la dimensione dell’altezza mediante la divisione del doppio prodotto delle due dimensioni della pianta per la somma delle medesime dimensioni. Tutto l’interno, nel progetto originario pretiano, risponde a canoni matematici: il quadrato della platea, il semicerchio dei palchetti, il cubo della sala, i rettangoli uguali delle logge e del proscenio. Due logge simmetriche laterali, sorrette da colonne corinzie, si affacciano sulla platea e inquadrano altrettante serliane con arco a tutto sesto affiancate da finestre coronate da frontoni. Le serliane furono chiuse nel corso della ristrutturazione ottocentesca (nel restauro del 1973-1977 fu riaperta la serliana di meridione), la quale eliminò pure l’originario zoccolo a bugnato rustico e rettificò la linea sinusoidale delle tre file sovrapposte di palchi. La radicale opera di trasformazione che investì il Teatro a metà Ottocento (promotore, il podestà cittadino, conte Francesco Revedin; progettisti, in ruoli diversi, l’architetto veneziano Giambattista Meduna e l’ingegnere castellano Antonio Barea) non risparmiò neppure il soffitto: l’affresco originario di Giambattista Canal fu sostituito dall’allegoria rappresentante L’Immortalità assisa tra la Virtù e la Gloria che dispensa serti di alloro a letterati, scienziati ed artisti nativi di Castelfranco, opera del pittore veneziano Sebastiano Santi. L’atrio e la facciata, progettati dal Barea, giunsero a completamento nel 1858. Il 9 ottobre di quell’anno, la sala rinnovata fu inaugurata con la rappresentazione del Trovatore di Giuseppe Verdi, cui seguì la messa in scena del Barbiere di Siviglia di Giacomo Rossini e della Lucrezia Borgia di Gaetano Donizetti.

Parco Rededin Bolasco è un parco romantico della seconda metà dell’Ottocento su progetto di Giovanni Battista Meduna, Francesco Bagnara e Marco Guignon. La configurazione attuale, tuttavia appartiene all’architetto Antonio Caregaro Negrin. Il conserva al proprio interno molteplici testimonianze della sua storia passata: elementi che raccontano la sua sistemazione quattro-cinquecentesca, la riorganizzazione di Vincenzo Scamozzi nel primo Seicento e la ristrutturazione barocca della seconda metà del secolo XVII.