Possagno

possagno

  La cittadina trevigiana si trova circondata dai monti a norde e sud, mentre nelle altre due direzioni si apre verso i paesi di Cavaso e Paderno del Grappa. E’ completamente immersa in un verde in cui spicca il famosissimo Tempio del, posto in posizione elevata rispetto al resto del paese e raggiunto quotidianamente da innumerevoli turisti.

Il Tempio di Possagno, progettato da Antonio Canova e disegnato da Pietro Bosio, è una costruzione imponente in stile neoclassico e poggia su 3 ampie gradinate con pendenza differente e su un acciottolato ricavato dalla raccolta dei ciotoli sul Piave.

Nel Tempio sono riconoscibile tre elementi architettonici, fusi l’uno con l’altro: il colonnato che richiama il Partenone di Atene; il corpo centrale che ricorda il Pantheon della Capitale e l’abside dell’altare maggiore in posizione rialzata rispetto agli altri due elementi. Queste 3 parti simboleggiano 3 epoche della storia: quella greca, quella romana e quella cristiana.

Esternamente si estende su di un diametro di 35,764 metri con delle mura spesse 7,948 metri. Il grande portone d’entrata è sostenuto da due stipiti monolitici di lumachella. Le due porte laterali sono ricavate entro due grandi nicchie. Il frontone porta scolpite le parole latine DEO OPT MAX UNI AC TRINO: “Tempio dedicato a Dio ottimo e massimo, uno e trino”. Il pavimento è a compartimenti di pietre bianche e rosse, e poi in prossimità della luce, con ordine circolare di marmi in più colori.

A destra dell’entrata si trova la tela di Luca Giordano “Altare di S. Francesco di Paola”. Ai lati vi sono metope del Canova che rappresentano la Creazione e la Spirazione dell’anima. Nella nicchia di sinistra è presente la Pietà che Canova modellò in gesso, ma che non riuscì a scolpire in marmo e venne poi fusa in bronzo da Bartolomeo Ferrari. Al centro dietro l’altare maggiore si trova il dipinto di Canova Deposizione del Cristo dalla Croce. Nella nicchia di sinistra si trova la tomba in cui riposano Antonio Canova e il fratellastro mons. Sartori Canova, Vescovo di Mindo.

La Gipsoteca canoviana è un museo dedicato alle opere dello scultute Antonio Canova (1752-1822). Del museo fa parte anche la casa dell’artista.

La Gipsoteca è ospitata in un enorme edificio a forma basilicale che raccoglie modelli in gesso (gipsoteca infatti significa letteralmente “raccolta dei gessi”), bozzetti in terracotta e marmi del celebre artista. Accanto alla gipsoteca, la casa natale dell’artista raccoglie la pinacoteca (oli su tela e tempere), alcuni disegni, incisioni delle opere e numerosi cimeli.

La raccolta delle centinaia di gessi conservati nella Gipsoteca di Possagno è la testimonianza di un lavoro continuo e gravoso che Canova profondeva nelle sue opere: le statue canoviane infatti non nascevano quasi mai dalla lavorazione diretta e intuitiva del marmo, ma dopo un metodico e precisissimo studio, dal disegno all’argila, dal gesso al marmo. Il modello in gesso, in particolare, veniva realizzato con una colata in un calco ricavato dalla precedente opera in argilla e poi ci venivano applicati dei chiodini di bronzo tuttora visibili nelle statue di Possagno, che di trasferire le misure e le proporzioni dal gesso al marmo.

Nel giardino davanti alla casa, tuttora coltivato secondo le modalità e con le essenze arboree del tardo Settecento, vive ancora un grande Pino Italico, piantato dallo stesso Canova nel 1799.